Quando due persone si amano, lo sa chiunque. Lo sanno loro e tutte le cose che incontrano per caso. Quando due persone si amano, lo sanno gli appartamenti sfitti nelle periferie lontane, le persiane abbassate perché d'estate la luce arriva troppo presto, gli estranei che resteranno tali per sempre, tutti stretti dentro questa parola, estranei. Quando due persone si amano, lo sa la carta che una volta sarebbe servita per dirselo e oggi se ne resta chiusa in una scatola di cartone, lo sa il telefono che squilla e nessuno risponde, la notte che dura sempre troppo e il giorno che finisce troppo presto, la portiera dell'auto mentre qualcuno ci si appoggia, la pelle che spera sempre di poterne toccare altra. Quando due persone si amano, lo sanno i paesini di montagna e le spiagge lunghissime dei lidi che vivono solo d'estate. Lo sanno i cuscini, le coperte, le lenzuola e persino il soffitto che vive ogni storia d'amore come fosse la sua. Quando due persone si amano, lo sanno che non è vero.
martedì 14 aprile 2015
Quando due persone si amano
Quando due persone si amano, lo sa chiunque. Lo sanno loro e tutte le cose che incontrano per caso. Quando due persone si amano, lo sanno gli appartamenti sfitti nelle periferie lontane, le persiane abbassate perché d'estate la luce arriva troppo presto, gli estranei che resteranno tali per sempre, tutti stretti dentro questa parola, estranei. Quando due persone si amano, lo sa la carta che una volta sarebbe servita per dirselo e oggi se ne resta chiusa in una scatola di cartone, lo sa il telefono che squilla e nessuno risponde, la notte che dura sempre troppo e il giorno che finisce troppo presto, la portiera dell'auto mentre qualcuno ci si appoggia, la pelle che spera sempre di poterne toccare altra. Quando due persone si amano, lo sanno i paesini di montagna e le spiagge lunghissime dei lidi che vivono solo d'estate. Lo sanno i cuscini, le coperte, le lenzuola e persino il soffitto che vive ogni storia d'amore come fosse la sua. Quando due persone si amano, lo sanno che non è vero.
Un dosso
È come quando qualcuno guida e tu siedi dietro, lungo la strada placidamente arrotolata intorno alle ruote dell'auto, a un certo punto un dosso, un dosso morbido ma prepotente. Quel vuoto può essere un piccolo piacere, una carezza al basso ventre, un sorriso che non riesci a trattenere. Poi passa. Ma può essere, quel dosso, anche un buco, un buco grosso così. Un buco che se ti ci affacci, cadi dentro senza sapere se e quando arriverai da qualche parte. Ecco cosa sono il dubbio, l'egoismo, la cattiveria involontaria, i vizi: un pozzo nerissimo che sta dentro ciascuno. Quel buco terribile ha la forma e la dimensione della persona che desideri, quella della persona che non ti vuole davvero, ma non sa lasciarti andare.
domenica 8 febbraio 2015
Le cose per bene
non giungere a conclusioni affrettate
non corrermi incontro
non pensar male
non immaginare cose non vere
non dirmi quel che vorresti
non mettermi a parte dei tuoi dubbi
non indicarmi chi mi ha preceduto
non rimanere in silenzio se io parlo troppo
non chiedermi niente
non darmi risposte che non mi riguardano
non ti aspettare niente
non credere che sia il momento giusto
non pensare io sia stupido, né che non sappia tutto quanto c'è da sapere
non muovere un passo
non allargare le braccia
non profumare di buono
non mi aspettare per finta
non guidarmi se nemmeno tu hai ancora imparato la strada
non ti sedere troppo vicino
non andare a nasconderti troppo lontano
facciamo le cose per bene
non esistere
mercoledì 4 febbraio 2015
Almeno voi
Dovrebbero starmi tutti lontano. Molto più di quanto non facciano già. Dovrebbero vivere tutti talmente lontano che nemmeno un volo internazionale potrebbe farmi avvicinare senza che sia prima necessario fare scalo almeno due volte. Dovrebbero evitarmi tutti quanti. Evitarmi come si evita qualcuno la cui compagnia è quanto di peggio possa capitare. Dovrebbero ignorarmi, tutti dovrebbero fingere che io non esista. Non mi parlate, non mi guardate, non mi scrivete, non mi date retta se mi lamento perché ho male da qualche parte, se vi giuro su Dio che non ho altro pensiero che voi. Lasciatemi stare e pensate alla vostra vita. Fate le cose vostre e, se tendo la mano sgranando gli occhi e piangendo perché ho fame, fate finta di niente e passate avanti. Salvatevi, voi almeno.
sabato 24 gennaio 2015
Tanto tuonò
Io non crollerò. Colpitemi quanto vi pare. Se avessi dovuto crepare, sarebbe già successo. Io non mollerò nemmeno quando ciascuno di voi avrà riversato fino all'ultimo grammo della propria energia in calci senza sosta sulle mie caviglie già malandate. Io un muro lo troverò, una parete a cui appoggiare il palmo della mano, fidatevi, saprò raggiungerla sempre. Finché i muscoli attorno al collo non s'irrigidiranno in un moto di protesta — a questo punto incontrollabile — che attendo si sollevi già da anni, non smetterò di spostare gli zigomi affinché i vostri pugni colpiscano il vuoto. Io pancia a terra non mi ci butterò e nemmeno muoverò le mani perché attutiscano la pesantezza delle vostre legnate. Io non mi arrenderò nemmeno se mi mancherà il fiato, se il cuore mi sfonderà il petto spingendo da dentro, se per cena scaverò nei rifiuti e a colazione succhierò una caramella trovata per strada. Ve lo potete sognare di mandarmi al tappeto, nessun arbitro — dall'alto del suo cravattino borioso — batterà il pugno accanto ai miei occhi chiusi, pensando di salvarmi la vita arrivando il più presto possibile a dieci. Mi dovrete smembrare, e persino allora sarò duro a dissolvermi dentro alla terra. Io vi schianterò tutti, uno per uno, vi aspetterò come una trave di legno nel buio, come uno spigolo che non sapevate ci fosse. Queste cose avrebbe voluto dire, ma si piegò sulle ginocchia e cadde in terra.
sabato 17 gennaio 2015
Tutto e dubito
Ridatemi indietro tutto quello che vi ho dato. Io non lo sapevo che avrei potuto anche dire di no. Ridatemi l'infanzia, il sangue sulle ginocchia, la polvere sotto alle unghie, la merenda al gusto di tasca dei pantaloni, le scale scese due a due, le ramanzine al ritorno a casa dopo il tramonto, i libri di scuola stropicciati e non sempre perfettamente in ordine come se non li avesse mai usati nessuno. Ridatemi la bronchite che non ho avuto a sei anni, il sudore sotto la tuta per l'intero pomeriggio passato a giocare a pallone, il bagno per forza, il sonno profondo, le sveglie all'alba per studiare quel tanto che bastava per non fare brutta figura. Ridatemi la prima sbornia, la prima Marlboro rossa, la gita delle medie e quella delle superiori. Rivoglio indietro tutte le maledette paure che ho fatto finta di non soffrire, me le dovete ridare tutte le mie cazzo di paure. E voglio pure tutte le lacrime che ho inghiottito per sembrare quello che non ero. Ridatemi tutto, tutto e subito o qui finisce male. Le canzoni che ho cantato, i passi che ho camminato, le volte che mi sono svegliato alle sei e mezza del mattino, quelle in cui sono tornato a casa dal lavoro poco prima della mezzanotte, la gentilezza e la buona educazione che mi erano state impartite, la difficoltà a dire bugie, le notti in discoteca, quelle in giro in macchina senza meta, i bagni a mezzanotte, i tuffi dal porto vecchio, di fianco al relitto di quella grossa nave bruciata molti anni prima. Ridatemi i no, i nemmeno per sogno, gli scordatelo, i fattelo tu, i non è un mio problema. Sono tante, troppe le cose che vi ho dato, e non mi muovo di qua finché non le avrò riavute tutte. La mia presenza sempre e comunque, le parole giuste al momento giusto, l'amicizia quando volevo fosse amore e l'amore quando mi sarebbe bastata un'amicizia, la pazienza, il non insistere, il capire sempre che non era il momento, l'aspettare il mio turno. Le mazzate che non ho dato e soprattutto tutte quelle che non ho preso. L'affetto incondizionato che vi ha tenuto in piedi quando nessuno prima ve ne aveva dato di così puro, forte, sincero, vivo. La passione che ha puntellato le vostre giornate noiose. La felicità che vi ho regalato e vi chiedevate perché lo facessi, se davvero la meritaste. E no che non la meritavate, non la meritavate per niente. Ridatemi le cose mie, le cose che da sole non tornano, ridatemele perché ne voglio fare un mucchio più alto di me e, quando sembrerà talmente grande da poter crollare con un soffio di vento, voglio darlo alle fiamme. La roba mia è mia e nessuno la deve più toccare. La brucio, così poi forse guarisco.
domenica 11 gennaio 2015
Più vicino
Sto facendo la cosa giusta. Sto facendo la cosa giusta nel modo più giusto. Sto aspettando senza rischiare, sto lavorando il doppio, sto tenendo duro, sto ridendo delle mie fortune e allontanando la necessità di lagnarmi. Sto lasciando che le cose facciano il loro corso e che, passandomi accanto, notino quanto impegno ci sto mettendo, quanto sono costante e serio, come mi applico quando voglio. Sto rimanendo in silenzio quando avrei voglia di parlare e parlando quando mi piacerebbe tenere chiusa la bocca. Sto scegliendo di non scegliere, sognando di sognare più spesso, tenendo a bada le braccia ogni volta che vorrebbero stringere e le mani quando avrebbero voglia di toccare. Sto facendo la cosa giusta. Sto facendo tutto nel migliore dei modi. È solo una questione di tempo. Tanto quello mica passa per sempre.
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