sabato 21 agosto 2010

Il cursore nero.



Terrore dei mari, di tutti quegli oceani senza fine e senza fondo, dentro ai quali si perdono le parole non scritte ma anche quelle soltanto pensate. Gli stessi mari profondi, sulle onde dei quali s’infrangono gli schiaffi del vento, quelli sui quali le belle frasi sussurrate, languono irretite dal proprio stesso rollio. Piccolo e potente, mobile e tenace. Spesso languido invito al fallimento, alla frustrazione, al movimento vano ed arrogante delle mani. Non solo per ore, caro amico, non per giorni. Mesi su mesi, passati dentro alle corde che stringono gli stessi polsi che un tempo, non lontano e non migliore, tagliavano l’aria in preda alla follia ed al rigurgito della sofferenza. La bellissima cattiveria delle cose, per quanto lontano possiamo correre, rimane in agguato, pronta a continuare l’amaro mestiere di persecuzione a cui è votata. Ovunque nel mondo, affacciandosi anche solo per un istante sul foglio elettrico e bianco, rimane in attesa, con moto nervoso e tremendamente costante, simile al piede impaziente di chi aspetta il nostro ritardo, pronto ad assalirci, rinfacciandoci, nell’occasione, tutte le nostre mancanze. Contrabbandiere furbo e smaliziato. In apparenza innocuo vicino di casa. Discreto compagno di giochi. Disponibile quando serve, aguzzino senza cuore ad ogni caduta. E’ il sasso sul cammino, la corda lungo il percorso, il chiodo sotto al pneumatico, la porta senza chiave nella nostra “città personale”. Maledetto!