sabato 24 gennaio 2015

Tanto tuonò


Io non crollerò. Colpitemi quanto vi pare. Se avessi dovuto crepare, sarebbe già successo. Io non mollerò nemmeno quando ciascuno di voi avrà riversato fino all'ultimo grammo della propria energia in calci senza sosta sulle mie caviglie già malandate. Io un muro lo troverò, una parete a cui appoggiare il palmo della mano, fidatevi, saprò raggiungerla sempre. Finché i muscoli attorno al collo non s'irrigidiranno in un moto di protesta — a questo punto incontrollabile — che attendo si sollevi  già da anni, non smetterò di spostare gli zigomi affinché i vostri pugni colpiscano il vuoto. Io pancia a terra non mi ci butterò e nemmeno muoverò le mani perché attutiscano la pesantezza delle vostre legnate. Io non mi arrenderò nemmeno se mi mancherà il fiato, se il cuore mi sfonderà il petto spingendo da dentro, se per cena scaverò nei rifiuti e a colazione succhierò una caramella trovata per strada. Ve lo potete sognare di mandarmi al tappeto, nessun arbitro — dall'alto del suo cravattino borioso — batterà il pugno accanto ai miei occhi chiusi, pensando di salvarmi la vita arrivando il più presto possibile a dieci. Mi dovrete smembrare, e persino allora sarò duro a dissolvermi dentro alla terra. Io vi schianterò tutti, uno per uno, vi aspetterò come una trave di legno nel buio, come uno spigolo che non sapevate ci fosse. Queste cose avrebbe voluto dire, ma si piegò sulle ginocchia e cadde in terra.