domenica 13 novembre 2011

Desid'eri.


Potrei chiamare fortissimo e senza nome e tu sapresti che è per te. Eppure non verresti, perché ti piace sentire che corro e mentre corro muovo le mani per pronunciare parole che saranno soltanto tue. Potrei raggiungerti, infine e, stringendoti le braccia, morire del tuo volto sempre segnato dal sorriso. Eppure non ti faresti trovare, perché ti piace girare intorno agli occhi di chi ti guarda e berne e fartene accarezzare. Potrei metterci tutta la forza che ancora conservo e camminarti accanto senza sfiorarti o rivolgerti inutilmente la parola, solo per dimostrare che so aspettare anche oltre ogni umana comprensione. Eppure smetteresti di camminare, perché ti piace possedere il sentiero di chi ti adora, ma non la sua presenza a chiudere una via di fuga, anche una soltanto. Potrei costruire storie alte venti piani e senza ascensore, storie lastricate di specchi difficili a scalarsi a mani nude, come piacciono a te. Eppure non troveresti pace, perché la pace ti da noia e il tormento è bellissimo a vedersi. Potrei, infine, cancellare ogni tuo passo, affinché la terra non sappia che sei passata e il tempo non riesca a seguirti e a farti sua. Potrei vincere ogni mia illusione ed abituarmi davvero al dolore. Potrei invecchiare e vederti sempre bellissima e mai possederti. Eppure non smetteresti di darmi le spalle e neanche il tormento. Potrei. Eppure nemmeno ti ricordo.