sabato 12 novembre 2011

Come un uccello in rabbia.


Devo tornare indietro a riprendermi il corpo dove ho lasciato i rimpianti. Nella fretta della fuga, ho preso solo i ricordi e parte delle speranze che ho dovuto svegliare di soprassalto alle cinque del mattino.  Non la colazione, né spiegazioni o motivi per un tuffo lungo quanto quel che resta di una notte terribile. Ho guardato dove non c'era niente da vedere. Ho parlato a spazi che non avevano voglia, né tempo di ascoltare. Ho scritto della febbre con le sole mani e senza inchiostro, o carta, o copertine rigide, o scaffali, o polvere. Ho tremato a lungo e il freddo ha voluto illudersi d'avermi vinto e invece era solo paura. E ficcata la mano nel cesto dei giochi, ho avuto il tempo soltanto per tirar via i desideri e con quelli ho saputo sedare ogni rivolta, ho potuto sopportare ogni sacrificio. Ho raccolto gli sguardi bassi che ho trovato per strada e per quanti ne ho ammucchiati nel sacco che porto ancora sulla spalla, si direbbe che il cielo non lo guarda più nessuno.  Ed è una strada, quella che calpesto, una strada piccolissima, fatta per i piedi dei bambini, una strada priva di buche e di dubbi. Devo tornare indietro a riprendermi un poco della forza che ho sprecato nella lotta, una lotta che ho creduto essere la più importante che mi fosse destinata. Devo tornare indietro ma non ancora. Comincio un poco a piegarmi e corro sempre meno e guardo molto spesso ai lati della carreggiata e se pure sento un rumore costante di voci, direi che nessuno ha ancora scelto il viaggio che io ho deciso di intraprendere. Devo arrivare, devo guardare, devo pensare, devo essere uomo e motivo di vita per gli altri. Devo seguire col naso la punta delle mie scarpe, stranamente prive di polvere. Devo battere i tacchi ad ogni crocicchio e fingere che non ci sia modo di svoltare lungo una strada trasversale che chissà dove porta. Devo ignorarti e scoprire, al contempo, dove sei finita che neanche sento più dolore dentro al petto. E le menzogne dentro alla carta del pane. Gli abbracci fortissimi per nascondere il volto. Le lacrime calde per lavarsi la faccia dai sensi di colpa e dalla bocca degli sconosciuti. Devo vincere ogni rancore, capirne il significato, esaminarne le cause. Devo fare tutto questo e molto altro, mi pare. Non resta che trovare il modo di oltrepassare le pareti, solo questo.