domenica 13 ottobre 2013

Due gocce d'acqua.



Ho sempre pensato che tra le assurdità della nostra lingua ci sia quella balla gigantesca sul fatto che due persone si possano somigliare come gocce d'acqua. Due gocce d'acqua possono lasciare insieme la nuvola in cui sono comodamente adagiate durante un temporale, esser lanciate di sotto senza preavviso nello stesso istante. Anche ammettendo che ciascuna di esse riesca per una serie di casualità legate all'orrenda freddezza della fisica a cadere alla stessa identica velocità senza che una folata di vento ne fermi il tragitto verticale per un istante; anche ammettendo che nel viaggio ultimo tra il cielo e la Terra ciascuna delle due gocce che abbiamo preso ad esempio non inciampi in una più piccola, che essendo caduta prima l'abbia fino a quel momento preceduta e non ci si schianti fondendosi in una goccia più grossa e già per questo dissimile dall'altra; anche ammettendo che una volta arrivate a destinazione non le attenda il mare e sia quindi praticamente impossibile accertarne l'uguaglianza; anche supponendo che si verifichino tutte insieme una serie di circostanze che lo studio delle probabilità non potrebbe comunque prevedere, entrambe le gocce si schianteranno al suolo, ciascuna esplodendo in modo diverso, frammentandosi in un numero imprecisato di altre più piccole, dimostrando quindi che, come per gli esseri umani, due gocce d'acqua non potranno mai essere davvero uguali tra loro, poiché vivono e corrono all'unisono, ma cadono sempre in modo diverso. Se ti guardo capisco quanto sia importante soffermarsi sulle cose che annoiano gli altri. Se ti ricordo mi viene in mente che non ho mai saputo cos'è davvero la noia. Mi piacerebbe guardarti scrivere su un pezzo di carta, vorrei che mi guardassi ogni tanto mentre lo faccio.