giovedì 9 ottobre 2014

Perugia: io ci sono stato, io ci tornerò.


Per chi non lo sapesse, dal lontano 1985 l'Unione Europea designa una Capitale europea della cultura che per un anno, ogni anno, può far sfoggio agli occhi del continente delle sue bellezze e del suo sviluppo culturale. Nel 2019 toccherà all'Italia e alla Bulgaria, che rispettivamente dovranno scegliere la propria perla. Una delle città italiane candidate a questo ambito momento di attenzione è Perugia. Sono stato ospite della città umbra durante lo scorso week-end. Lo riconosci subito un posto a misura d'uomo, poiché ti accoglie ma non ti stringe, ti attrae ma non ti plagia, ti lascia andare ma non senza metterti addosso il desiderio di tornare. I panni del turista non mi si addicono, non fosse altro perché da molti anni vesto comodamente quelli strettissimi della camicia di forza. Non ho preso appunti. Non ne ho presi usando carta, penna o tablet. Ho fatto quello che forse mi viene meglio, ho camminato nei posti che hanno un nome preciso da secoli e me lo sono dimenticato. Ho camminato il meraviglioso centro storico della città, scalato campanili e torri. Sono entrato nel ventre del centro storico, ho respirato l'aria a tratti "esoterica" della incredibile Rocca Paolina. Ho parlato con un popolo che ha fatto della rabbia contro i soprusi e della forza contro le oppressioni un comandamento imprescindibile. Ecco, probabilmente senza capo né coda, alcuni degli scorci che ho visto e le parole che mi hanno fatto venire in mente e che non ho potuto fare a meno di scrivere di getto, senza pensarci due volte, senza tornare a correggere.


Great expectations.



Progetti per il presente. Aspettare di meno. Comprare un quotidiano di carta. Tornare a bere caffè e riuscire a non abusarne. Rimettersi in pari col sonno. Sognare di più. Anche senza aspettare che faccia buio. Guarda su Instagram.



I sogni più belli hanno sempre tutta la vita davanti. Guarda su Instagram.



La cultura muove la gente. Persino quando resta immobile. Guarda su Instagram.


Il più bell'elemento della grammatica resta il punto di vista. Guarda su Instagram.



Quando sei stanco, fermati. Quando non ricordi perché stai viaggiando, continua. Quando trovi un buon motivo per accompagnarti a qualcuno, dormigli accanto. Guarda su Instagram.


Dove l'acqua ha fatto il suo corso, resta la sete. Guarda su Instagram.




L'uomo che sogna non conosce la gravità, non teme la luce del giorno, non ha paura del buio, convive coi "se" e sorride dei "ma". L'uomo che sogna vive sui tetti del mondo e quando ama non riesce a tenere i piedi per terra. Guarda su Instagram.



Il profumo che non sentivi da mai. Il sapore che volevi da sempre. Il collo perfetto per la forma delle tue labbra. Il tempo che serve ad attraversare a piedi una città che non conosci. La sorpresa. Gli occhi. Il ritorno. La forma delle mani. Il cielo che non è buio, eppure la luce sembra aver messo l'abito buono, quello delle sere importanti. Il freddo che tanto basta incrociare le braccia e ti sembra che passi. Il vento che ti solleva da terra. Le canzoni che non sai le parole ma le canti lo stesso. Le cose che scrivi anche se a rileggerle suonano male. Le virgole nervose che non sanno mai dove mettersi per far bella figura. Le domande idiote, le risposte stupide, le cose sbagliate che non cambieresti per niente al mondo. Il mondo, la colpa che è sempre degli altri, le scuse pronte, il coraggio fuori luogo, la terra sotto alle scarpe quando è appena piovuto. Poi ti alzi, chiudi meglio la finestra e torni a dormire. Guarda su Instagram.

Il bello dei luoghi che esistono da migliaia di anni è che non hanno fretta.