sabato 11 ottobre 2014

Virgola e a capo


Tutte le cose che non hai fatto restano appena sotto il pelo dell'acqua. Non affondano mai, tutte le cose che non hai detto. Tutte le parole che avresti voluto ma non hai usato, non pesano niente e per ritrovarle non serve trattenere il respiro, semplicemente basta camminare a riva, tendere una mano verso la sabbia, subito sotto l'acqua salata, e ritrovarle tutte, le cose che non hai fatto, detto, scritto. E non è vero che c'è sempre tempo. Non è vero che tanto poi dopo puoi rimediare a tutto. Non è vero che oggi o domani non cambia niente. Non è vero che i treni passano una volta soltanto, ma nemmeno che il biglietto stretto nella tasca dei pantaloni dura per sempre. Li preferivo, i viaggi, quando dentro a quel pezzo di carta dovevi farci un buco, un foro per dire a te stesso, guardandolo, che era quello il momento di salire e che dopo, tutto intorno a quel buco, nulla si sarebbe più mosso nella direzione per cui avevi pagato. Tutte le cose che avresti voluto restano ferme per strada, tormentate dal vento, dai cani randagi durante la notte, dalla pioggia ad agosto e dal sole a dicembre, dagli sguardi indiscreti nascosti dietro alle tende dopo l'ora di cena, con la luce spenta che vedi fuori ma da fuori non ti si vede. Ritornare a pagina cinquanta del libro più bello che hai letto e recitarlo ad alta voce, mettere in moto alle due del mattino e andare ad aspettare che le braccia più belle che ti abbiano mai stretto scendano a farlo di nuovo, chiedere scusa guardando qualcuno negli occhi, piangere senza paura di essere giudicato, desiderare senza che sia peccato, rivedere quel film che hai già visto trenta volte e continuare a non ricordare il nome di quell'attrice che però ti ha sempre fatto impazzire, metterti di fronte a tuo padre e dirgli che non è vero che hai paura di diventare come lui, che se fossi diverso, diverso da lui, il mondo sarebbe davvero un posto di merda, stringerlo forte, forte come non hai fatto mai, tenerlo così, ormai piccolo e stanco, sulla tua spalla, costringerlo a non aver paura di capire che hai capito tutto il suo silenzio, tutta la sua maledetta fatica, dirgli che nell'essere trasparenti, corretti, fedeli, onesti, non c'è niente di male, dirgli che andrà tutto bene e fargli vedere che tutto sta andando bene davvero, telefonare a quell'insegnante che ti lesse la prima volta, commossa, e con gli occhi bagnati e sorridendo ti disse che tu eri tu e niente altro di simile al mondo c'era o ci sarebbe più stato e di continuare, sperare che non sia morta, fare in tempo a dirle grazie, che senza quei pochi minuti forse ti saresti già fermato da un pezzo, ridere senza pentirti, dormire ma non sentirti in colpa, fumare ma non riprendere il vizio, aiutare e chiedere aiuto, concederti la libertà di abusare delle virgole e fottertene di chi ti ha sempre detto che ogni tanto bisogna metterci un punto. Adesso è il momento in cui puoi ricordare come sarai e cambiare il corso degli eventi affinché tu sia quello che hai sempre desiderato di essere.