domenica 12 luglio 2015

Permettete due parole?


Sono stanco di troppe cose. Stanco come non avrei mai detto si potesse essere. Sono stanco di tutto quello che non ho mai avuto il coraggio di fermare prima che diventasse esso stesso stanchezza. Sono stanco di provarci quel tanto che basta a mettere a posto la coscienza, stanco di credere di avere una coscienza, stanco di immaginare che la coscienza esista davvero, che sia qualcosa di tangibile, definibile, spiegabile. Sono stanco di molte cose. Sono stanco di fare sul serio, di metterci tutta la forza che posso e vedere che non serve a un cazzo, stanco di lamentarmi, di leggermi mentre mi lamento, di lamentarmi in pensiero, di frignare come un cucciolo di cane a cui abbiano tolto all'improvviso il ventre caldo della madre. Sono stanco della segnaletica orizzontale che sbiadisce pochi giorni dopo essere stata rinnovata, delle buche che mi fanno inventare ogni giorno nuove bestemmie, delle cuffie che continuano ad annodarsi, Gesù Cristo: siamo nel 2015 e ancora le cuffie si annodano. Sono stanco di essere gentile, di ringraziare sempre, di chiedere scusa ogni volta, di provare a spiegare, di cercare a ogni costo la soluzione invece che il colpevole. Sono stanco di entrare nei negozi gridando buongiorno, di uscirne allo stesso modo e notare che nessuno all'interno si è preso la briga di rispondere. Brutti figli di puttana, il vostro cazzo di buongiorno verrò presto a strapparvelo di bocca con un paio di pinze da meccanico, allora vedremo se sarà un buongiorno. Sono stanco di lasciare il posto a sedere sui mezzi pubblici alle donne gravide o alle persone anziane e vedere che queste non ringraziano e nemmeno spendono mezzo maledetto sorriso. Ma cosa cazzo credete di risolvere facendo il muso duro anche a chi tenta faticosamente di portarsi addosso un briciolo di buona educazione durante l'interminabile giornata? Ma dove cazzo erano i vostri genitori mentre i miei passavano la loro misera vita a insegnarmi fino alla nausea quanto fosse importante il rispetto degli altri? Sono stanco dei finti diplomatici che ricambiano l'amicizia e poi conducono guerre sante contro la tua piccola religione personale che ti vieta di badare a quel che fanno gli altri, per concentrarti su quello che sai fare tu. Stanco di chi non vede la fatica del tuo mettere un mattone sull'altro per anni, ma è subito pronto ad additare la cima della tua modesta casa, come se l'avessi costruita rubando dalla rimessa della sua flaccida e inoperosa saccenza. Sono stanco delle persone, del mio volerle intimamente fuggire, ma anche del non saperne fare a meno. Sono stanco della mia memoria che funziona solo quando le pare e quando le pare è sempre il momento sbagliato. Sono stanco di tutti quelli che non hanno il coraggio di darti il consiglio giusto, anche se è il più azzardato, di quelli che ti obbligano a ritornare in te ogni volta che, dopo tanta fatica, realizzi che non vivrai tanto a lungo da poter giustificare la maledetta paura di tutto. Sono stanco dei carboidrati che fanno ingrassare, della pizza che è sempre così buona, delle sigarette che puzzano ma ancora me le sogno la notte, del latte di soia che ha lo stesso sapore del docciaschiuma, della fila alla cassa con l'impiegata che non ti guarda negli occhi, stanco di inserire il codice PIN, di dimenticarlo all'improvviso e dover provare altre due volte con la paura che ti blocchino la carta di credito, stanco dei parcheggi a pagamento che anche quando ne trovi uno non sai mai dove cazzo comprare il tagliando e se per miracolo scovi una torretta a due passi, allora non hai spiccioli in tasca. Sono stanco dell'acqua minerale nelle bottiglie da due litri, ciascuna confezionata in fardelli da sei, stanco delle scale, degli ascensori perennemente occupati, dei bonifici che non arrivano, delle ferie che non sono un diritto ma diventano un premio, delle mele avvizzite al supermercato, del tizio che mi fa il pieno di gasolio ma si chiama benzinaio, ma perché non lo posso chiamare gasolaio? Perché? Sono stanco di farmi la barba, di sentirla crescere nell'arco di una notte, di vedere i pori che si dilatano per far spazio ai peli e la pelle che si tende. Sono stanco del sangue quando mi taglio, del fatto che, come l'opzione annulla stampa che non funziona nemmeno se chiedi aiuto alla Madonna, non cessa di sgorgare da una microscopica ferita sul viso mentre penso: stavolta muoio dissanguato. Sono stanco davvero di un sacco di cose, e più di tutto mi stanca la consapevolezza che non smetteranno mai di aumentare. Sono stanco dei vicini di casa che cucinano piatti dall'odore prelibato quando non ho niente per cena e pastoni dall'olezzo nauseabondo quando ho messo in tavola qualcosa di decente. Sono stanco dei cani che la fanno per strada e dei loro padroni stronzi che non la raccolgono, e me li immagino mentre, tornati a casa, sbraitano guardando il TG e dando ai migranti la colpa della scabbia. Sono stanco di quelli che accendono la sigaretta mentre escono o la buttano poco prima di entrare portandosi dentro l'ultima boccata di fumo. Sono stanco di essere considerato un pedante ex fumatore che rompe i coglioni, invece che ammirato per aver smesso da anni e non esserci mai più ricaduto. Ma chi cazzo ve lo dice che dovete fumare? Dove sta scritto che non dobbiate aspettare di essere abbastanza lontani da chi non sopporta la vostra puzza per dar fuoco a una dose. Sono stanco di quelli che chiamano drogati i drogati e non sanno che la loro dipendenza dall'odio e dalla rabbia a prescindere è un giogo persino peggiore. Sono stanco del salumiere che vuol sempre farti un chilo di prosciutto quando nei hai chiesti cento grammi: che faccio, lascio? E lascia lascia, io che faccio, pago? Oppure me ne vado e se provi a fermarmi ti spacco la faccia col tuo stesso chilo di prosciutto? Sono stanco di chi ti si avvicina e poi si ritrae, di chi sostiene di amarti ma non te lo dice, di chi non ti ama ma te lo dice lo stesso, stanco di quelli che non sanno misurare la grandezza di un sentimento ma non esitano un istante a quantificare una distanza, stanco di chi ti accusa di non ascoltare ma poi ti chiama per sbaglio col nome del suo ultimo ex, stanco dei cocktail a dieci euro fatti sistematicamente con tre parti di acqua, stanco dell'ebbrezza che dura sempre troppo poco, dei vizi, delle abitudini, delle licenze, dei dogmi, delle deroghe, dei guanti di plastica al reparto frutta, dei sacchetti e degli scontrini, di quelli che passano i loro acquisti su tutte le bilance per scegliere quella che riporta il peso minore, mentre tu vedi scorrere la tua vita di merda guardando le loro nuche sudate. Sono stanco di chi giura che non ti giudicherà e poi ti condanna, stanco di quelli che si riempiono la bocca con parole come digitale, popolo del web, internet, social media qualsiasi cosa e se gli chiedi di farti fare un colloquio con Skype, invece che millequattrocento chilometri in trentasei ore, sgranano gli occhi come se avessi preteso da loro che ti dividessero un atomo lì su due piedi. Sono stanco di sopportare quelli che non si lavano anche se possono e quelli che non sempre ci riescono anche se vorrebbero, stanco della mia indifferenza, della mia ostentazione, della mia inazione, della mia attrazione per l'ozio, per le pause, per le chiacchiere, per la mia critica sempre sarcastica e mai costruttiva. Sono stanco di molte altre cose che non ho la forza di elencare e che non potrei comunque combattere. Ma per fortuna, almeno di me, posso fare a meno.