sabato 25 giugno 2011

In luogo del delitto.



Quando ho potuto combattere, ho riposto con cura le armi per il solo timore di non riuscire a vincere battaglie ancora più grandi ed eroiche e pericolose. Quando ho potuto sedere, tenendo la faccia stanca tra le mani e riflettere e perdermi in pensieri costruttivi, ho corso per il solo timore d'esser raggiunto e interrogato. Quando ho potuto liberarmi, ho preferito cedere ad un lamento sordo e costante, un sibilo tra i denti, un vibrare leggero di labbra, un impercettibile suono di ribellione. Quando ho potuto far casa dello spazio libero sotto ai ponti, ho preferito circondarmi di cose inutili e persone poco disposte a farsi possedere senza nulla in cambio. Quando ho stretto i tuoi polsi dentro ai palmi delle mie mani. Quando ho strisciato, consapevole dei limiti fisici delle mie ginocchia. Quando ho camminato freneticamente intorno ai luoghi che ospitavano la tua cattivissima indifferenza. Quando ho fumato il mio desiderio in notturni pacchetti da venti. Quando ho rubato a me stesso. Quando ho saputo ficcarmi qui dentro tutto il dolore dei tuoi sbagli fintamente ingenui. Quando un coraggio soltanto accennato mi ha fatto scoprire codardo, punendomi col dolore della consapevolezza che altri hanno potuto dormire il tuo sonno. Quando mi sono lasciato cercare e trovare. Quando ti ho spiegato mille volte che forma potevano avere le mie parole. Quando ho fatto il possibile per sentire la tua piccola mano ribellarsi in uno schiaffo veloce. Quando ho dovuto sentire le tue labbra coi denti e tu non te lo aspettavi. Quando ho perso il sonno, irriso il giorno, adorato la notte, cambiato atteggiamento, ostentato il sorriso, mentito a me stesso per farti felice. Quando ho fatto tutto questo, nemmeno me lo ricordo.