lunedì 27 giugno 2011

Gli occhi. Breve studio d'impeto numero due. I miei.



Del sapore scuro degli occhi arrabbiati. Sanno di tutta l'acqua che li ha bagnati e non era pioggia e gli occhi del mondo, nel frattempo, ridevano. Sanno della rabbia che li ha animati nel loro forsennato roteare. Sanno dei cuscini che li hanno accolti quando avevano troppa paura per guardare. Sanno di tutti gli altri occhi che avrebbero voluto sfidare e vincere. Sanno del suolo che hanno visto dopo ogni fallimento. Sanno delle spalle che hanno occluso loro lo spettacolo dell'essere primi. Sanno un poco pure della debolezza e delle paure e del rimorso e della vigliaccheria e dell'amore smodato per quel che ha saputo dar loro sempre nuova speranza. Sanno di mille pagine divorate al lume di una candela che ha sbagliato secolo. Sanno di nomi e facce che non sono mai esistite se non nei nomi e nelle facce di chi li ha pensati. Sanno della battaglia rimandata. Sanno di un rancore che non cede il passo alla serenità. Sanno di ogni occhio che ci si è fermato dentro un istante. Sanno di dolore perché ne hanno un bisogno malato. Sanno della stupidità immensa dell'essere adulti. Di queste poche cose soltanto, sanno davvero i miei occhi.