sabato 15 ottobre 2011

Stretta d'immane.


Come togliersi di mezzo e lasciar passare il tempo che arriva di molto lontano, a velocità parecchio sostenuta. Andiamo a guadare il fiume e non ci sono fiumi per chilometri. Andiamo a sondare il terreno e solo cemento ci è dato di camminare. Andiamo a portare un ricordo all'uomo che ha saputo vivere delle sole parole necessarie. Andiamo a regalargli un paio di lacrime inutili. Andiamo ad avvicinare l'orizzonte alle braccia tese degli altri. Andiamo a prenderci per mano, molto lontano, dove non possiamo vederci. Andiamo a correre dietro alle lucertole che si sono spinte persino in città. Andiamo a scalare i palazzi fingendo che sotto scorra un torrente dalle acque basse e furibonde. Andiamo a sentire il mare con la punta del piede per correre subito dove la sabbia odora ancora d'inverno. Andiamo a cercare le albe, sperando che abbiano una luce diversa dalle migliaia che abbiamo fotografato. Andiamo a mettere i gomiti dentro all'erba appena tagliata e nessuno la taglia da un pezzo. Andiamo a strappare dalle pareti tutti i calendari del mondo e facciamo dei secoli l'unica unità di misura. Andiamo a chiedere il permesso per vivere più degli altri e nessuno comanda fino a questo punto e nessuno ce lo potrà negare. Andiamo, ti prego, andiamo da qualche parte anche senza parlare ma lasciami libere le dita. Andiamo e tienimi i polsi. Andiamo e sorridi che ho la faccia seria per entrambi e le porte restano chiuse per chi non sa fare smorfie col viso. Andiamo senza preoccuparci del fiato e ridiamo delle discese che sanno farci cadere. Andiamo che ho voglia di andare e gridami che non è troppo tardi e fallo per tutto il tempo che puoi. Andiamo. Andiamo. Andiamo.