mercoledì 25 maggio 2011

Freno amano.


E in tutte le mie domande si annida la stupidità di chi non tollera i dubbi. In tutti i miei dubbi si nasconde l'insana morbosità di potersi dare anima e corpo. E le risposte sono già mischiate ai nostri silenzi. Tutte le risposte sono nell'attesa. Tutte le risposte sono nell'ansia, nel desiderio, nell'immaginazione febbrile, ogni volta che chiudiamo gli occhi. Le risposte sono incastrate tra i singhiozzi e i mal di testa. Le risposte sono nella voce tenuta ferma con la forza, nella gola che schiarisce un suono fasullo, negli occhi immaginari, nei capelli che attanagliano le mani, nei respiri che squassano le orecchie, nella promessa sublime di un odore personale che porti la vita su per il naso e raddrizzi il corpo in convulsioni violente. Le risposte, quelle vere, sono nella necessità che accieca e rende i rischi un gioco da ridere. Le risposte sono nella ricerca, quella spasmodica, nella mancanza del fiato, nelle apnee reciproche. Le risposte sono nei vezzi e nelle scaramucce per finta. Tutte le risposte sono nel bisogno intimo, bilaterale, profondo, esasperato, urlante, carnale. Nelle promesse timide eppure terrificanti, nel cercarsi ai quattro angoli, fin dove l'occhio può sperare di sbattere contro il petto dell'altro. E tutte le parole su quel che è più giusto, sono soltanto tentativi vani di non concedersi la consapevolezza che la felicità esiste. Ed avevamo dimenticato, nostro malgrado, che tra le necessità primarie, accanto al cibo e al sonno, ci potesse essere un nome.

lunedì 16 maggio 2011

Ti.


Ti. Dietro una sillaba, un milione di parole pulsanti. Ti. Dietro a due lettere, altre che spingono. Ti. Dietro ad un breve inizio, una fine grandiosa. Ti. Dietro ad un dubbio piccolo quanto una consonante e una vocale messe insieme, una certezza grossa quanto una casa per due. Ti. Con tutte le lacrime calde che posso tenere segrete. Ti. Con tutto il me stesso che non ha ancora perso la ragione. Ti. Ogni volta che una notte finisce e riesco a sfuggire al buio, al sonno. Ti. Ogni volta che una promessa si annida dentro al tuo nome. Si, ho un'idea, che tu sia qui. Ho un'idea, che tu sia vicina. Ho un'idea, che tu esista. Per sempre, quella cosa scura e profonda, quella parte segreta, quella parte di nuovo viva, quella parte che brucia al fuoco senza sapersi consumare, quella parte ch'era ferma ad aspettare, quell'appuntamento lungo trent'anni, al quale sono puntualmente mancato, quell'impegno che non sapevo di voler rispettare, quella canzone che suona uguale alla mia, quella cosa che mi sta impedendo di sbattere l'indice sopra a un punto, solo virgole, voglio che sia, solo virgole la nostra vita.

sabato 14 maggio 2011

Se questo è un fuoco.


Vienimi a prendere. Mi lascerò prendere. Vienimi a guardare e non mi opporrò. Vienimi a togliere le mani di dosso, mi lascerò prima toccare. Vieni, ti aspetto. Con una mano tienimi al muro e con l'altra aprirmi il ventre da parte a parte. Vieni a prenderti le mie notti, tutte quante. Vieni a dormire il mio sonno, mi lascerò consumare. Vieni a cancellare le mie parole, mi lascerò riscrivere. Vieni a togliermi il fiato, mi lascerò respirare. Vieni, non farti pregare, lascerò aperta la porta, fingendo di non averla chiusa per sbaglio. Vienimi a cercare con sguardo torvo e minaccioso, mi lascerò trovare. Vieni a togliermi il tatto dalle mani, lascerò che tu le riempia di desiderio. Vieni a farmi a brandelli, masticami, schiacciami, scioglimi tra il palato e la lingua. Vieni, entrami in bocca ed avvelenami, il tuo sapore mi piacerà.

martedì 3 maggio 2011

Unto di domanda.


Gli chiese dove sarebbero andati, ora. Ora che lei gli aveva dato il suo cuore e la prova di un amore che da sempre era stato eterno, da prima che lui la scoprisse mentre lo guardava in maniera fintamente distratta. Gli chiese cosa avrebbero fatto delle loro vite, così intrecciate, l'una all'altra, così indissolubilmente compromesse e tanto selvaggiamente spinte verso l'ignoto. Lei gli chiese tutto questo, soltanto stringendogli forte la mano. Cosa avrebbero fatto della paura delle persone che volevano loro del bene, alle quali sarebbero sicuramente mancati? Cosa avrebbero fatto delle ginocchia sbucciate nelle cadute inevitabili che la corsa impone? Cosa avrebbero fatto della fame che li avrebbe colti da un momento all'altro? Cosa avrebbero fatto delle promesse già mantenute e di quelle che ancora aspettavano di essere pronunciate? E delle speranze nascoste, delle emozioni negate, delle parole sottintese, cosa avrebbero fatto? Dove sarebbero andati a piantare il seme possente della reciproca fiducia, dell'ingenua passione? Gli chiese dove avrebbero dormito quella notte e le successive. Ora che lei aveva messo l'intera sua vita dentro alle parole sublimi che lui sapeva inventare. Cosa avrebbero fatto dei viaggi per i quali non erano ancora partiti? Cosa avrebbero fatto di tutti quei luoghi che avevano tolto loro il sonno? Di tutti i treni presi al volo e senza biglietto? Della terra guardata dal cielo e dei vuoti d'aria prima di atterrare dove fa sempre caldo, cosa avrebbero fatto? Bugie perdonate, telefonate interminabili, spiccioli rubati, lacrime evaporate nell'attesa estiva, morsi dolorosi quanto quelli della fame non saziata, biglietti scritti a mano, bracciali fatti di sottilissimi fili colorati, narici piene di respiro, petti ricolmi d'affanno, gole attraversate da muscoli cardiaci, danze, fuochi, note, giorni, ore, minuti. Gli chiese tutte queste cose, mentre gli camminava davanti, convinta che lui le avrebbe risposto. Lui non c'era, non c'era da un pezzo.

domenica 1 maggio 2011

Opere e ammissioni.


E datemi in pasto ai leoni. Spogliatemi delle bugie che mi hanno nascosto alla vista degli altri. Legatemi le mani in modo che non possa farne arma o strumento. Bendatemi gli occhi con i quali ho potuto spiarvi per mesi. Lasciatemi sulle ginocchia, in modo che il dolore possa farmi pentire davvero. Tiratemi indietro la testa e costringetemi a bere da un bicchiere d'aceto. Date fuoco a quel che ho messo su carta, a tutto quel che ho detto senza pesarne il potere. Picchiatemi forte sul capo, affinché tutti i pensieri possano uscirne scappando, senza che abbiano il tempo d'imbellettarsi e farvi del male. Prendetemi senza chiedere conto della mia volontà. Trascinatemi nel mezzo della notte, mentre il cuore sfonda il petto ed il sangue pulsa nelle meningi. Esponetemi al giudizio del popolo. Gridate il mio nome tra le risa di scherno. Liberatevi della mia libertà.